lunedì 29 gennaio 2018

Autostima e Assertività: una coppia inscindibile contro il bullismo di Salvatore Sasso

[paragrafo inserito in: Sasso S. (2010) Mal di scuola, Anicia, Roma]

Affinché le strategie di prevenzione del bullismo abbiano successo è sempre bene tener presente come, oltre all’atteggiamento dell’educatore, sia importante che l’ambiente scolastico e familiare garantisca, da una parte, riconoscimento personale e contenimento affettivo, dall’altra, accoglienza e collaborazione accanto ad un sistema di regole di riferimento sufficientemente strutturato.
Tale progetto è possibile sostenendo l’autostima e i comportamenti di assertività dei bambini e dei ragazzi.
L’autostima, infatti, è essenziale per la sopravvivenza psicologica di ogni persona, riflettendo la coesione e stabilità della struttura del Sé (della propria identità) , sviluppata durante gli anni formativi dell’infanzia e dell’adolescenza. Essa viene nutrita soprattutto da ciò che noi abbiamo interiorizzato e che pensiamo e sentiamo per noi stessi. Gli apprezzamenti esterni la rafforzano, ma non la destabilizzano, se mancano. Con una autostima positiva si può tollerare il rifiuto.
I bambini con una sana autostima sono molto più inclini e aperti a creare relazioni nutrienti e costruttive. Il sentimento di benevolenza e  rispetto che provano per loro stessi li portano, pertanto, a trattare gli altri con rispetto e benevolenza.
Bisogna accuratamente evitare:
·         i complimenti eccessivi;
·         le lodi ambigue ( lodi / critiche, messaggio ambiguo);
·         le generalizzazioni (sbagli sempre,non pensi mai prima di agire. affermazioni di questo tipo sono irrealistiche ed enfatizzano solo gli aspetti negativi);
·         le punizioni silenziose (alimentano in chi le subisce la sensazione del rifiuto, il desiderio di vendetta o l’annullamento di sé).
Per aiutare i bambini e gli adolescenti a migliorare la loro autostima è importante agevolarli nella formazione di una immagine di sé accurata e reale. Così facendo, si interviene, ove è necessario, modificando un concetto di sé scarsamente definito, o negativo e distorto, corrispondente a una bassa autostima.
L’esperienza educativa familiare modella l’identità dei figli sulla base dell’esempio dei genitori. Quando i genitori hanno una buona autostima di sé, favoriscono lo sviluppo dell’autostima anche nei figli. L’esperienza educativa/formativa scolastica può rafforzare ed arricchire l’identità interiorizzata con altri modelli, sulla base della competenza e dell’esempio. Quando gli insegnanti hanno una buona capacità di autovalutazione di sé, la stimolano anche negli alunni.
Per favorire lo sviluppo dell’autostima del bambino nell’ambito educativo è necessario, quindi, proporre alternative valide in grado di suscitare interesse che possano arricchire le loro autovalutazioni. Nella sua opera, Antecedents of Self-Esteem, di importanza centrale nello studio dell’autostima, Coopersmith (1967) indica quattro fattori principali che contribuiscono allo sviluppo dell’autostima nell’età evolutiva:
1.      il valore che il bambino percepisce di avere per gli altri, espresso in termini di affetto, apprezzamento e attenzione;
2.      il vissuto di successo del bambino, lo status o la posizione che il bambino percepisce di occupare nel suo ambiente;
3.      la definizione personale del bambino di successo e di insuccesso, ovvero le aspirazioni e le aspettative personali che determinano la definizione di successo;
4.      le modalità di risposta del bambino al feedback negativo e alla critica,  poiché tutti vivono esperienze di questo genere è importante reagire con modalità che non siano auto-denigratorie.
Al contempo, per quanto riguarda l’assertività,  nell’ambito della prevenzione del bullismo, risulta importante lavorare sull’apprendimento di nuove abilità sociali, in particolare sul rafforzamento delle capacità comunicative.
Educare i bambini a gestire le proprie relazioni interpersonali significa aiutarli a riflettere sul loro comportamento e sulle conseguenze delle modalità di interazione che ciascuno mette in atto.
      Fra gli stili comunicativi aggressivo, passivo e assertivo, quello più efficace è il terzo, perché offre la possibilità di affermare la propria posizione ed idea, difendendola senza aggressività e rispettando al contempo la posizione altrui, che può risultare anche diversa (Genta, 2002). Infatti se non  siamo soddisfatti di come le persone si relazionano con noi, se non ci sentiamo capiti, se non ci sentiamo rispettati, il modo di reagire, quando le nostre esigenze non vengono rispettate, varia a seconda del nostro carattere. Possiamo stare in silenzio senza esprimere la rabbia, rassegnarci,  pensare che forse siamo noi a non andare bene, oppure reagire con aggressività, accusando il fautore della nostra infelicità. Tutto ciò causa disagio, insoddisfazione, impariamo che è inutile chiedere, fare richieste diventa faticoso, oppure che, per ottenere quel che vogliamo, dobbiamo essere aggressivi. La soluzione ai nostri problemi è molto più semplice, e può essere riassunta in un'unica parola: assertività
   Infatti, possiamo insegnare e imparare ad essere assertivi, esercitando  alcuni diritti, quali  il rispetto di se stessi, delle proprie esigenze, sentimenti e convinzioni. Tali diritti sono necessari per costruire sentimenti e pensieri positivi come l'autostima e la fiducia. Riconoscerli e rispettarli su di sé significa anche riconoscerli e rispettarli negli altri. Innanzitutto, essere assertivi è imparare a dire no alle richieste altrui senza sentirsi in colpa (Giusti, 1992).
Poi abbiamo il diritto:
·         di fare qualsiasi cosa, purché non danneggi nessun altro;
·         di mantenere la propria dignità agendo in modo assertivo, anche se ciò urta qualcun altro, a condizione che il movente sia assertivo e non aggressivo;
·         di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro l’identico diritto di rifiutare;
·         di ridiscutere il problema con la persona interessata, e di giungere a un chiarimento;
·         ad attuare i propri diritti ed al rispetto altrui dei propri diritti;
·         di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri;
·         a che le proprie idee, opinioni e punti di vista siano quanto meno ascoltati e presi in considerazione (non necessariamente condivisi) dalle altre persone;
·         ad avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone;
·         a provare determinati stati d’animo ed a manifestarli in modo assertivo se si decide di farlo;
·         di commettere degli errori, in buona fede;
·         di chiedere aiuto.
Potenziare nei bambini i comportamenti riguardanti lo stile assertivo significa sostenerli a:
ü  essere ascoltatori attenti e ricettivi
ü  essere disponibili con gli altri
ü  avere un comportamento più partecipe e non reattivo
ü  affermare di voler essere trattati con rispetto
ü  mettersi nei panni degli altri, cercando di tenere conto dei loro sentimenti,
ü  dei loro desideri e dei loro pensieri.


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